Il mio metodo:
decisioni, relazioni e salute mentale
Non si tratta solo di fare una scelta.
Si tratta di avere la stabilità mentale necessaria per sostenerla nel tempo.
Incontro spesso persone che sanno cosa vorrebbero fare ma fanno fatica a decidere o a portare avanti le proprie scelte.
Non perché manchino di volontà o di capacità ma perché le decisioni sono immerse in sistemi relazionali complessi che influenzano identità, emozioni e direzione.
Il mio metodo nasce da qui: lavorare sul funzionamento del processo decisionale attraverso le relazioni, come leva clinica per la salute mentale.
Quando decidere diventa fonte di sofferenza
Spesso si pensa che la difficoltà nel prendere una decisione dipenda da una mancanza di informazioni, di coraggio o di determinazione.
L’esperienza mi mostra che il blocco è quasi sempre altrove.
Quando una decisione fatica a prendere forma, è perché entra in conflitto con:
l’immagine che la persona ha di sé
le aspettative delle persone significative
gli equilibri relazionali costruiti nel tempo
In questi casi, un consiglio o una strategia di problem solving non sono sufficienti.
Serve un lavoro clinico che permetta di comprendere cosa sta inceppando il processo decisionale e perché.
Cornice teorica e formazione clinica
Il mio lavoro si colloca all’interno dell’approccio cognitivo-comportamentale, con particolare attenzione ai processi che legano pensiero, emozioni, relazioni e comportamento nel funzionamento decisionale.
Sono attualmente iscritto alla Scuola di Specializzazione in Psicoterapia Cognitivo-Comportamentale, e il mio intervento si fonda su una formazione strutturata, supervisionata e in continuo aggiornamento.
L’approccio cognitivo-comportamentale offre strumenti solidi per comprendere come le persone costruiscono significato, regolano le emozioni e prendono decisioni all’interno dei propri sistemi relazionali.
Questo quadro teorico costituisce la base del mio metodo di lavoro, che viene poi declinato in modo flessibile nei diversi setting clinici.
I pilastri del mio intervento clinico
Il mio metodo non è standardizzato né direttivo.
Si fonda su alcuni assi clinici costanti che orientano il lavoro indipendentemente dalla situazione specifica.
Analisi del sistema relazionale
Ogni decisione ha un costo emotivo e relazionale.
Lavoriamo per rendere visibili i legami, i ruoli e le aspettative che trattengono o che possono sostenere il cambiamento.
Non è possibile muoversi con chiarezza se non si comprende cosa, a livello relazionale, mantiene lo stallo o la sofferenza.
Salute mentale come prerequisito della scelta
Non è possibile prendere decisioni lucide quando si è in una condizione di sovraccarico emotivo o di costante allarme.
Prima di chiedersi “cosa fare”, è spesso necessario lavorare sulla possibilità di stare nella propria esperienza senza esserne travolti.
Il lavoro clinico permette di ridurre il carico che rende difficile pensare, valutare e scegliere con continuità, restituendo uno spazio mentale più stabile e abitabile.
Accompagnamento clinico nell’azione
Il percorso non si ferma alla comprensione.
Una volta che il processo decisionale diventa più chiaro, accompagno la persona nel tradurre questa chiarezza in scelte concrete.
Questo accompagnamento non è orientato alla performance, ma alla verifica clinica di come le decisioni impattano sull’equilibrio personale e sulle relazioni.
L’azione diventa parte del lavoro clinico, non un obiettivo esterno da raggiungere.
Il setting come strumento clinico
Il luogo non è neutro.
A seconda della fase del percorso e delle caratteristiche della persona, il lavoro clinico può avvenire in diversi setting.
In studio e online
È il setting più strutturato, indicato per l’analisi approfondita, la costruzione della relazione e il lavoro continuativo.
In natura: Terapia Forestale
In alcuni percorsi l’intervento clinico avviene in ambiente naturale perché il setting stesso è parte integrante dell’obiettivo clinico.
La terapia forestale utilizza condizioni ambientali specifiche – non riproducibili in uno studio – che facilitano processi clinici legati alla regolazione, alle relazioni e alle decisioni.
L’ambiente naturale non è un contesto neutro, ma un setting clinico ad hoc, scelto quando ciò che deve essere attivato nel percorso non potrebbe emergere altrove.
A cosa serve questo metodo
Questo metodo è indicato per chi:
si trova in una fase decisionale complessa
sente che le relazioni rendono difficile scegliere
avverte che il blocco sta diventando fonte di sofferenza
cerca un lavoro clinico serio, non soluzioni rapide